Oltre c’è Altrove
È da tempo che nella mia vita si presenta in modo ricorrente il tema: fiducia.
Quasi come se fosse un promemoria o un messaggio da ascoltare e approfondire in modo particolare, visto che è emerso in ogni ambito: durante i miei spazi di ascolto, nella formazione, nei libri che leggo. Lì a dirmi “hai qualcosa da risolvere prima di evolvere”.
Si è vero, e guardando indietro so di non aver mai avuto un buon rapporto con la fiducia, anzi. Le esperienze passate non mi hanno reso le cose così semplici, e tanto meno il mio mondo introverso.
Ci sono momenti nella vita in cui nulla sembra andare davvero bene.
Non perché manchi qualcosa in modo evidente, ma perché dentro si avverte una stanchezza profonda, una sensazione di disallineamento difficile da nominare. Intorno, sembra tutto normale come al solito. Dentro, invece, qualcosa pesa.
Continuavo a lamentarmi per non sentirmi vista, apprezzata e valorizzata per ciò che facevo, nei progetti, a lavoro, in famiglia e nonostante l’impegno costante nulla andava come mi aspettavo. Non era possibile che tutto fosse contro, fin quando ad un certo momento ho iniziato a chiedermi: ma se invece fossi io a non credere nel mio valore?
La fiducia è quel sentimento che quando manca ti tiene intrappolata in un vortice di convinzioni limitanti e auto-sabotanti, al quale tu credi veramente perché non conosci alternativa. Ti accorgi che la tua vita sembra una ripetizione di azioni giornaliere che non cambiano mai, senza una svolta, come un copia ed incolla, non sei mai soddisfatta e ti si legge in viso. Sempre stanca, senza energia, segui un ritmo che non hai scelto, che non ti appartiene. Hai un affaticamento costante, mancanza di slancio, difficoltà a scegliere e sensazione di “non so come fare”. Perché quando non hai fiducia, soprattutto in te stessa, vivi sempre in allerta. E vivere in allerta .. stanca.
Le esperienze dell’infanzia, l’ambiente emotivo, le parole ricevute — o mancate — hanno creato ciò in cui abiti. E se sei introversa e hai vissuto una realtà in cui non hai avuto l’opportunità di ascoltare i tuoi sogni, beh ancora di più, perché a volte la vita ti mette davanti a certe condizioni in cui si presenta la confusione totale. Come quando all’età di 14 anni ti ritrovi a perdere un genitore e di conseguenza tutto cambia. La tua adolescenza non parla più di gioco, spensieratezza, sbagli, cose semplici, e divertimento. Entrano in gioco responsabilità e paure, niente debolezze e niente emozioni perchè devi essere forte per andare avanti e non puoi permetterti di ascoltarle. Così, sei troppo distratta da ciò che ti viene detto, troppo impegnata ad andare avanti, e finisci per perdere completamente la tua identità. Non perché tu non ce l’abbia, ma perché smetti di ascoltarla. Ti abitui a fare ciò che è richiesto, ciò che è giusto, ciò che è utile agli altri. Impari a funzionare, a resistere, a non creare problemi. E poi ci sono i limiti sociali, quelli che ci fanno credere che non puoi svolgere un lavoro che ami, non puoi seguire i tuoi sogni e realizzarti diversamente, non hai le possibilità ed il tempo per creare qualcosa di tuo o ci vuole una laurea per avere una professione e la felicità è un hobby.
E, poco alla volta, metti in secondo piano ciò che senti, ciò che desideri, ciò che per te è importante.
Quando vivi così, l’esterno diventa la tua bussola. Le aspettative, i ruoli, i giudizi iniziano a guidare le scelte al posto tuo. E più ti allontani da ciò che senti, più diventa difficile riconoscerti. Non è che perdi chi sei. È che smetti di darti spazio.
Nonostante la realtà intorno, c’è una parte che contrasta l’altra e nel tuo profondo sai di avere delle aspettative diverse da ciò che conosci, anche se la tua vocina interiore dice “ma dove vuoi andare? non ne sei mica in grado!”. E oscilli tra un “non posso” e un “ho voglia di lasciarmi andare”.
La verità è che c’è sempre una scelta, tra il vero te o ciò che non ti appartiene.
L’essere introversa, se per alcune cose mi ha limitato, in questa situazione mi è stato molto d’aiuto. Entrando nello stato profondo d’introspezione ho avuto l’occasione di ascoltarmi e conoscermi meglio, anche se non è stato così facile, e passo dopo passo rendermi conto di essere stata davvero troppo dura con me stessa per essermi dimenticata di ciò che era mio, di essermi fatta carico di troppe cose che non mi appartenevano e non aver dato spazio alla mia parte emotiva.
Con queste consapevolezze in tasca, ho iniziato a prendermi cura della mia persona, creando una visione per il mio futuro, cambiando il dialogo interiore e ripetendomi “Io posso!”. Ho affrontato la paura del giudizio, una costante molto limitante nella mia esistenza, riconoscendo il mio valore e con la scrittura ho lavorato su me stessa cercando risposte a domande scomode come:
cosa desidero veramente per me? come mi immagino tra 5 anni? sono felice in questo modo? cosa si adatta meglio a me?
Ho così iniziato a vedere un cambiamento, una sorta di luce diversa. Potevo cancellare quel barlume di incertezze e mettermi alla prova, uscire dal mio spazio confortevole che ormai era diventato stretto, affrontando situazioni di disagio e dimostrando a me stessa di esserne capace.
La sfida più grande che ho accettato è stato affacciarmi al mondo del network, attività non proprio coerente con la mia introversione. Ma sentivo il bisogno di riempire il vuoto sociale durato troppi anni e nato per paura di perdere nuovamente qualcuno di importante, con la volontà di creare relazioni sane, semplici e naturali e oltrepassare quei brutti pensieri sabotanti — “cosa posso dire, come mi presento, non voglio trasmettere imbarazzo”— che mi inondavano ogni volta che dovevo incontrare per la prima volta una persona, lasciando che la situazione facesse il suo naturale percorso e fidandomi del momento.
Per anni ho creduto di non poter cambiare la mia vita senza prima sentirmi pronta. Affrontare le paure e seguire le proprie passioni non è semplice. Spesso viviamo accompagnate da frasi come “non posso”, “non ne sono capace”, “è troppo difficile”. Ma la verità è che il cambiamento non inizia quando smette la paura. Inizia alla fine della zona di comfort. Entrare nell’ignoto è spaventoso, soprattutto quando per anni hai imparato a proteggerti restando ferma. Ma è lì che mi sono accorta che non cambi mai davvero la tua vita finché resti in ciò che conosci.
È quando ti allunghi appena Oltre, quando accetti di entrare in quello spazio sconosciuto e ti lasci abbandonare dal flusso delle cose e dalla fiducia, che inizi a scoprire chi sei, e a trovare l’Altrove.
E allora, perché non chiedersi: cosa accadrebbe se provassi ad allungarmi fuori da quella zona?
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